Dai novemila specialisti riuniti a Napoli l'appello

alle istituzioni per una riforma che riduca il contenzioso legale e tuteli i medici: "Il 98% delle denunce finisce in archivio, ma intanto la medicina difensiva costa al servizio sanitario 12 miliardi". Aborti e cesarei in calo. Sale l'età del primo parto: 32,6 anni

NAPOLI - In Italia si fanno figli sempre più tardi. L'età media delle donne al primo parto è di 32,6 anni (31,8 nel 2004). La mortalità neonatale è 2,5 per mille quella infantile 3,4 per mille, mentre nell'Unione Europa si attesta al 4,3. Diminuisce del 4,9% il ricorso all'interruzione volontaria di gravidanza e nel 2011 ci sono state oltre 9.000 baby mamme con meno di 19 anni (erano 10.000 nel 2010).

Sono alcune delle cifre emerse dal congresso nazionale dei ginecologi italiani Sigo-Agoi-Agui, in corso a Napoli dove fino al 9 ottobre saranno riuniti oltre 9 mila specialisti. Il titolo delle assise di quest'anno è "L'Universo femminile: un Infinito da esplorare". Nel corso della prima giornata è stato fatto un punto dell'attività della ginecologia in Italia e sono state ricordate le emergenze che riguardano l'assistenza e la categoria.

Tornando ai dati, in Italia si riduce lievemente il ricorso al parto cesareo, che passa dal 38% all'attuale 37,5%, ma ancora 38mila bambini su 540mila nascono in strutture che eseguono meno di 500 parti l'anno. Soprattutto, e questo è l'allarme rilanciato anche a Napoli, la crescita del contenzioso medico-legale fa aumentare il ricorso alla medicina difensiva. La conseguenza sono i troppi esami prescritti e spesso superflui che finiscono per incrementare di 12 miliardi le spese a carico del Servizio sanitario nazionale. In termini numerici, questa contraddizione è rappresentata dalle 33.700 denunce presentate contro i camici bianchi: e se anche il 98,8% di esse, sostiene la categoria, finiscano in una bolla di sapone, quel numero basta a scoraggiare le nuove generazioni di medici. Da qui l'allarme della categoria: anche il ginecologo è una specie in via d'estinzione e nei prossimi 10 anni si rischia di avere le corsie sguarnite.

"Di fronte a questo quadro di luci e ombre - dicono gli specialisti a congresso - lanciamo un appello alle Istituzioni perché sia tutelata la ginecologia italiana, un'eccellenza del nostro sistema sanitario. Dopo tanti tagli si torni a investire nella formazione di giovani medici, si dia seguito alla riorganizzazione dei punti nascita del 2010 e si giunga finalmente a una riforma del contenzioso medico-legale. L'Italia è il solo Paese dove gli errori clinici sono perseguibili penalmente".

"La riforma dei punti nascita del 2010 - sottolinea il presidente della Società Italiana di Ginecologia e Ostericia (Sigo), Nicola Surico - è rimasta in gran parte sulla carta e ancora troppi bimbi nascono in reparti materno-infantili non adeguati. La Sigo aveva applaudito a quella giusta e utile riorganizzazione. Dopo tre anni però solo una minima parte di queste strutture sanitarie è stata effettivamente chiusa. Manca (ed è mancata) la volontà politica di andare contro piccoli interessi locali. Per questo lo scorso 12 febbraio, per la prima volta nella storia, i ginecologi hanno scioperato".

"Il 10% delle denunce contro i camici bianchi è a carico di noi ginecologi - afferma Vito Trojano, presidente dell'Associazione ostetrici ginecologi ospedalieri italiani (AOGOI) -. Nella stragrande maggioranza delle volte i casi di presunta malasanità si risolvono con un'archiviazione e il 62,7% delle strutture sanitarie sono prive di assicurazione per colpa grave. Una possibile soluzione è stabilire un tetto massimo dei risarcimenti come già avviene per esempio negli Stati Uniti. L'Italia è l'unico Paese al mondo (insieme, solo per certi versi, a Polonia e Messico) in cui gli errori clinici sono perseguibili penalmente. Un'anomalia che rende sempre più difficile svolgere in tranquillità il nostro lavoro".

E il futuro non si presenta roseo. "Secondo le nostre previsioni nel prossimo decennio mancheranno all'appello oltre 500 specialisti - avverte Massimo Moscarini, presidente dell'Associazione ginecologi universitari italiani (Agui) - è necessario che il ministero dell'Istruzione preveda già dal prossimo anno accademico un aumento del numero di specializzandi in ginecologia ed ostetricia che, nell'aprile 2013, è stato solo di 211 nuovi studenti".

 

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